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08 Apr

Breve intervista a Diego Roca, in visita alla nostra sezione.

IMG_9930Ciao Diego è un Onore oltre ad essere un immenso piacere, averti come ospite nella nostra piccola ma Grande sezione di Ragusa, come ama definirla il nostro presidente Andrea Battaglia. Approfittiamo della tua giovialità per porti alcune domande e cogliere da te un pizzico di passione, per poter andare avanti sempre con più voglia.

Ci piacerebbe sapere come e quando sei diventato arbitro.

Ciao, il piacere è mio, oltre al fatto che mi sento in famiglia, perché ho ritrovato amici, come Filippo Pancrazi, con cui ho condiviso qualche fatica arbitrale ed ho potuto apprezzare il vostro vulcanico presidente, Andrea Battaglia, e la vostra sezione.

Sono diventato arbitro all’età di sedici anni, giovanissimo, quasi per forza di cose, in quanto respiro AIA da sempre, vivo in una famiglia impregnata di arbitraggio, ho degli zii arbitro e mio padre è stato assistente sino alla serie C. Quindi non volendo essere da meno, sono diventato arbitro anch’ io.

 

Raccontaci, prima di addentrarci nella tua esperienza arbitrale, della tua vita privata e di come l’essere arbitro la caratterizza.

Sono papà di tre splendidi bambini ed ho una moglie fantastica, perché ha sposato me e la mia passione; devo a loro tanto del mio cammino. Faccio parte del corpo di polizia municipale del paese in cui vivo e proprio questo lavoro mi ha permesso di poter attuare quell’autocontrollo che imparo sul campo di gioco ogni domenica. Si vede subito, anche nel mio lavoro quotidiano di vigile urbano, che sono un arbitro, perché, non me ne vogliano gli altri, ma abbiamo quel qualcosa in più in personalità, che, anche a lavoro, si nota subito, oltre all’autocontrollo che ho prima citato.

FullSizeRenderParliamo ora del tuo cammino arbitrale: descrivici le tappe che ha egregiamente superato.

Diventando arbitro a sedici anni, mi sono ritrovato a diciotto ad arbitrare già in promozione e subito dopo a dirigere le gare di eccellenza; ho avuto come un buco di due anni, nella mia carriera arbitrale perché, scegliendo di diventare volontario dell’esercito, ho dovuto chiedere il trasferimento di sezione, ripartendo da zero, per poi ritornare nella mia amata sezione di Foggia dopo aver finito l’esperienza lavorativa.

Ripreso il cammino ho fatto un anno alla CAI, tre in CAN D e due in CAN PRO, ed ora sono al mio terzo anno in CAN B.

 

La domanda che stiamo per farti è tanto scontata quanto banale, ma non ci si può esimere dal farla: qual è la partita che ricordi con più emozione?

E’ la domanda che non può mancare ed a cui ti rispondo volentieri. Durante la mia carriera ho vissuto momenti intensissimi, tra cui una partita di serie B nella quale in tredici minuti si sono susseguiti una serie di episodi da farmi schizzare, ancora oggi, l’adrenalina a mille anche solo al pensiero, ma non posso non dirti che le emozioni più belle le ho provate al debutto in serie A, quando sono stato designato per dirigere, la partita tra Palermo e Parma al Renzo Barbera, ed alla mia seconda in A tra Sampdoria e Cagliari il 09/feb/2014.

Cosa reputi indispensabile nella figura di un arbitro?

Credo sia indispensabile che ogni arbitro, con la voglia di raggiungere alti livelli, debba avere la cultura del lavoro, molto autocontrollo ed essere un arbitro tosto. E’ importantissimo per un arbitro saper comunicare perché COMUNICARE per l’arbitro è una forza; un motto che ad alti livelli ti rende sempre più forte è quello che recita: “Noi arbitri di CAN A e B non siamo mai prevenuti ma preparati” per far in modo di non cadere nei tranelli delle simulazioni e dare la giusta interpretazione all’episodio che ci si para davanti.

 

Un messaggio che ti senti di lanciare a tutti gli arbitri ed in particolare ai giovani?

Il messaggio è: “credete e lavorate per il vostro sogno, sempre” io ne sono un esempio, tutti possono raggiungere la vetta.

 

Grazie Diego, terremo cari i ricordi della tua visita alla nostra sezione.

Tutti noi associati ragusani, ci raccomandiamo: vai sempre più forte perché NOI TIFIAMO PER TE.

Antonino Macca

Nella prima foto Diego Roca durante la lezione, nella seconda il suo autografo.

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