22 Giu

Rubrica: The new story ep.3

GIUSEPPE MARTORINA

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  • Carissimo Giuseppe Martorina, dal 2014 detieni il ruolo di osservatore arbitrale alla CAN D inorgogliendo la sezione per le eccellenti capacità tecniche ed umane. Ma tutto iniziò il 13 Aprile 1992…

Le motivazioni che mi spingono a diventare arbitro possono essere sintetizzate da una canzone di Lucio Dalla: “cosa sarà …. che ti porta a cercare il giusto dove giustizia non c’è”. Con tale sentimento nella mente e nel cuore mi calo nelle vesti di apportatore di legalità cominciando dai campetti di periferia sino alle categorie più importanti del panorama regionale. Dopo aver concluso l’esperienza di assistente arbitrale alla CAN D, comincio la nuova avventura da osservatore con lo stesso entusiasmo e voglia di far bene, ma soprattutto con l’aspirazione di poter “arricchire” gli altri, essere loro “coaching” spronandoli a massimizzare il proprio potenziale personale e tecnico.

La crescita all’interno dell’associazione ha fatto di me l’uomo che sono oggi! La mia vita professionale si basa su quanto maturato sul terreno di gioco, infatti nel mio lavoro mi trovo spesso a dover assumere con tempestività decisioni complesse, gestire l’animosità delle persone comprendendone gli stati d’animo, dirimere controversie, il tutto nel rispetto reciproco e con un ruolo di terzietà.

Ritengo pertanto che l’associazione, oltre ad essere un’opportunità di sport, divertimento, aggregazione, è una scuola di vita basata su onestà, correttezza e disciplina, fondamenti che ogni arbitro deve sempre avere sia in campo ma soprattutto fuori.

  • Come si fa a distinguere un giovane arbitro di prospettiva da uno normale?

Entrambi devono sempre e comunque possedere sia un’adeguata conoscenza del regolamento che una brillante condizione atletica; ciò che invece opera da discrimine è la componente comportamentale, non solo all’interno del terreno di gioco, ma soprattutto al di fuori di questo.

Un giovane arbitro di prospettiva lo riconosci subito per il suo atteggiamento sempre adeguato al contesto, privo di eccessi ed esuberanze, rispettoso delle regole e dei ruoli. È colui che, senza prevaricazioni, sa essere parte integrante di un gruppo condividendo gioie e delusioni, che non si sente mai arrivato ma piuttosto mostra bramosia di apprendere per correggere le proprie anomalie. Va tuttavia detto che più si va in alto e maggiore diventa la selezione, pertanto ognuno di noi raggiungerà la propria serie A con il dovere di affrontarla comunque con il massimo impegno.

  • Quali sono i momenti storici che ricordi con più emozione nei tuoi tanti anni di tessera?

Sarebbe scontato citare i momenti legati alle promozioni piuttosto che alle importanti gare dirette, ma ciò che ricordo con maggior emozione è l’anno trascorso alla CAI dove ho compreso a mie spese che non bisogna mai sentirsi arrivati, piuttosto bisogna modificare in corsa le proprie certezze.

Quando sei reduce da una promozione ti senti fortissimo, condizione che ti porta ad avere una visione distorta della realtà. Alla seconda gara, il mio OT decise giustamente di concedermi una “pausa di riflessione”; l’amarezza era tanta, ma cercai di capire ciò in cui sbagliavo confrontandomi con Rosario Spata, il Gotha degli osservatori. Da li è stato tutto un crescendo: l’ultima covisionatura fatta a Torino con Gigi Stella, l’attesa trepidante dei risultati con l’amico Andrea Battaglia sino all’urlo e l’abbraccio liberatorio per aver centrato la promozione.

“La nostra gloria più grande non sta nel non cadere mai, ma nel risollevarsi sempre dopo una caduta”. [Confucio]

” Il suo amore per la sezione non ha mai conosciuto misura, un uomo valoroso che stimo profondamente”
Il Presidente Andrea Battaglia

 

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